Montse si faceva notare per la sua gioia, vitalità e generosità. Questo modo di essere si manifestava anche nello sport. Quando giocava a tennis, correva per tutto il campo per contendersi ogni punto, perché non le piaceva perdere. E con questa intensità visse la sua vita di fronte a Dio e agli altri, man mano che approfondiva la sua fede. Morì molto giovane, non aveva ancora 18 anni, con molti sogni incompiuti e molte cose ancora da fare. Ma felice di aver vissuto una vita piena, vicino a Dio, perché la vita –quella di ciascuno– è un grande torneo di partite inaspettate e, con Lui come partner nel doppio, la vittoria è assicurata.
Una grande squadra
Montse nasce a Barcellona (Spagna), in un appartamento nel quartiere de l’Eixample. Muove i primi passi sotto l’attento sguardo dei suoi genitori e di suo fratello Enrique, di un anno più grande di lei.




Con il tempo, l’appartamento dei Grases diventa piccolo con l’arrivo di altri fratelli: Jorge, Ignacio, Pilar, le gemelle María José e Cruz, Rosario e Rafael.
Suo padre, Manuel, lavora come ingegnere tecnico industriale, mentre sua madre, Manolita, si occupa della casa e dei figli. I ragazzi studiano alla scuola La Salle, le ragazze vanno a quella delle Damas Negras.

All’inizio degli anni ’50, l’azienda dove lavora Manuel fallisce e lui deve cercare un altro impiego. I Grases tagliano le spese in casa, vendono la macchina, impegnano i gioielli… Con sacrificio, decidono di non cambiare scuola ai figli per assicurarne l’educazione cristiana. I piani straordinari si riducono alle vacanze estive al mare o in montagna e a qualche uscita al cinema del quartiere. Manolita non riesce a far tutto da sola, così ben presto Enrique e Montse, i figli maggiori, si impegnano ad aiutare nella cura della casa e dei fratelli più piccoli, che non si rendono conto dei sacrifici che stanno vivendo.

Nel vostro cammino familiare, voi condividete tanti momenti belli. Tuttavia, se manca l’amore manca la gioia, e l’amore autentico ce lo dona Gesù.
Papa Francesco
La fede cristiana dei coniugi Grases si manifesta in vari dettagli della loro casa. Una delle stanze è presieduta da una statua della Madonna di Montserrat che Manuel si è incaricato di restaurare. Fin da piccoli, Montse e i suoi fratelli imparano dai genitori a salutare la Madonna, a darle un bacio o a lasciare un fiore sulla mensola su cui è stata messa. La sera i genitori recitano il rosario davanti a quella stessa immagine e la domenica vanno tutti insieme a messa. I Grases insegnano anche a comportarsi da cristiani. Qui non si dicono bugie, spiegano ai bambini. Non si parla male. Bisogna prendersi cura dei libri e delle proprie cose.

Dio mio, rendici buoni, Enrique, Jorge, Ignacio, Pilar, Cruz, Jose, Rosario, Rafael e me.
Montse
Il sabato si riuniscono con i genitori in una specie di «consiglio di famiglia», per parlare di piccole questioni legate alla casa. Lì Montse ed Enrique cercano di far valere la loro condizione di più grandi. E anche se non sempre ottengono quello che vogliono, il senso di unità tra i due fratelli diventa sempre più forte.
Tra trecce e palloni
Inizia il liceo e contemporaneamente studia solfeggio e pianoforte all’accademia Guiteras. La domenica aiuta nel catechismo di cui si occupano alcune religiose nelle periferie della città, e lì spesso porta libri, giocattoli o dolci per i bambini.
Montse ha un carattere forte, molto vivace. Le piace muoversi e trascorrere del tempo in compagnia. Si esalta davanti alle sfide, per questo la appassiona lo sport. Gioca per vincere, anche se sa perdere sportivamente. Pratica il tennis e il ping-pong e, a scuola, gioca a pallacanestro.




Attiva, con iniziativa, decisa, aperta alle sfide Semplice, ingenua, con opinioni e reazioni vivaci, rapida nel correggersi Sensibile e generosa, pensava agli altri e pregava Dio per loroSeva
Nel corso degli anni, i Grases trascorrono le vacanze a Vallvidrera, Calella e Seva, un paese della sierra del Montseny. Lì, in estate, Montse fa molte escursioni con la sua famiglia e i suoi amici. Molti di loro condividono la sua fede cristiana e, ormai adolescenti, diventa una tradizione andare a messa prima di iniziare una gita e, al ritorno, entrare qualche minuto in chiesa per fare una visita a Gesù nel tabernacolo. Montse non va in vacanza nel suo amore a Dio.

Dopo la Messa ci fermavamo sulla porta della chiesa, facendo un po’ di conversazione: era quello che chiamavamo il “dopomessa”.
Mª Luisa Xiol
A Seva, Montse si diverte molto. Le piace camminare, ballare e cantare. È una ragazza allegra e la sua allegria è contagiosa. Con il gruppo di amici sale sui monti dei dintorni, come il Matagalls. Il gruppo prova per tutta l’estate un’opera teatrale per raccogliere fondi per la parrocchia, che rappresentano alla fine delle vacanze davanti agli abitanti e ai villeggianti del paese.




GLI STUDI
Montse studia con impegno, continua con le lezioni di musica e aiuta in casa. Ha un’intelligenza più pratica che teorica. Supera i primi tre corsi alle Damas Negras, ma qualche materia le dà problemi. All’inizio del 1955 le si forma un diverticolo al duodeno che la costringe a letto per alcune settimane e la convalescenza le fa perdere diversi mesi di scuola. Alla fine ottiene il Diploma nel giugno del 1956.

Ammiravo Montse, la vedevo forte, decisa, entusiasta. Non siamo diventate amiche intime, ma eravamo buone compagne. Rimasi molto colpita quando, tornando dalle vacanze, vidi il suo necrologio. Ora, mentre chiedo favori a Montse come a un’amica, mi sorprendo per ciascuno di essi.
Carmen Heredia
LLAR
Nell’ottobre del 1955 Montse si reca per la prima volta a Llar, un centro dell’Opus Dei nella calle Muntaner. Montse si sintonizza immediatamente con l’ambiente che lì si respira e comincia a frequentare quella casa.
Le persone che vivevano a Llar in quel momento e le ragazze della sua età descrivono Montse come una ragazza straordinariamente allegra e fin troppo vivace.

Era molto vivace, affettuosa e soprattutto molto allegra. Un pomeriggio in cui stavo dando alcune lezioni private attorno alla scrivania di una stanza, all’improvviso sentii che il tavolo si muoveva. Sotto il panno che rivestiva la scrivania si erano nascoste Montse e Ana María che, una volta scoperte, fuggirono di corsa senza smettere di ridere. Poi seppi che Montse si era preoccupata per avermi disturbata.
Marijé Luna
Il primo giorno si iscrive alle lezioni di pianoforte e inizia ad aiutare anche nelle cose pratiche della casa, perché a Llar c’è bisogno di tutto. Dopo un po’, comincia a partecipare a un incontro di formazione cristiana e al momento di preghiera davanti al tabernacolo guidato dal sacerdote, con cui ci si può anche confessare. Llar diventa la sua seconda casa.
Montse è ormai un’adolescente e la sua personalità si delinea forte e chiara. Si conosce sempre di più e lotta per addolcire e limare il suo carattere. Chi la conosce bene si accorge che sta cambiando. Il fatto è che Montse ha deciso di iscriversi al grande torneo, quello della vita, dove è in gioco la cosa più importante: la felicità propria e quella degli altri.
Si iscrive al Grande Torneo
Montse matura rapidamente. Si rende conto di quanto lavorino i suoi genitori per mandare avanti la famiglia e si sforza di aiutarli sempre di più nella cura della casa e dei suoi fratelli. A Llar inizia a chiedere consigli per migliorare. Valorizza di più lo studio e il buon uso del tempo, dà lezioni di catechismo nelle baracche di Montjuïc, fa visita ai bambini malati all’Ospedale di San Giovanni di Dio e aiuta a raccogliere fondi per la Croce Rossa.
In questo torneo di miglioramento quotidiano non gioca da sola. Negli incontri di formazione che riceve a Llar impara a rivolgersi a Dio in modo nuovo: lo scopre come Padre, dedica momenti di conversazione con Gesù Cristo nell’oratorio, cerca di essere consapevole della sua presenza durante il giorno, va a messa con frequenza e cerca di offrire a Dio piccoli sacrifici come risparmiare il tram o alzarsi subito dal letto al mattino.
Le amicizie di Montse diventano sempre più numerose: il gruppo di Seva, della scuola, del Club di Tennis Barcino, di Llar… E i legami di amicizia si fanno sempre più forti. Comincia a condividere con loro ciò che la rende felice, con particolare interesse perché ognuna si avvicini di più a Dio. Parla loro di Llar e le invita a ricevere lo stesso aiuto spirituale che fa tanto bene a lei.

Al ritorno dalle vacanze estive del 1956, Enrique, il maggiore dei Grases, di 16 anni, annuncia alla sua famiglia la sua intenzione di farsi sacerdote. Questa notizia è una delle più grandi gioie che riceve Montse. Lei ha sempre mantenuto una vicinanza molto speciale con suo fratello, e forse la decisione di Enrique di consacrarsi a Dio ha contribuito a far nascere in lei il desiderio di pensare alla propria vocazione. In autunno, a 15 anni, decide di partecipare al suo primo corso di ritiro spirituale con due amiche.
Montse vuole fare l’infermiera, ma è ancora troppo giovane per poter iniziare questi studi e dovrà aspettare due anni. Su indicazione dei suoi genitori si iscrive alla Scuola Professionale della Donna, della Diputació di Barcellona. Le materie che vi si insegnano –taglio e cucito, disegno, cucina, arti applicate– non la attraggono in modo particolare, ma ha scoperto il valore di un lavoro ben fatto e questo la incoraggia a imparare e a realizzarlo nel migliore dei modi.

Cari giovani, solo Gesù conosce il vostro cuore, i vostri desideri più profondi. Solo Lui, che vi ha amati fino alla morte, è capace di colmare le vostre aspirazioni.
Giovanni Paolo II
Un nuovo orizzonte
È ottobre del 1957: inizia un nuovo anno scolastico. Enrique, terminato il liceo superiore, entra nel seminario diocesano di Barcellona. Montse fa pratica di infermiera all’Ospedale di San Paolo.
Mesi prima, in una conversazione con la sua amica Rosa, è uscito il tema della vocazione all’Opus Dei. La reazione di Montse è di timore. Con la sua naturale onestà, ne parla con sua madre e smette di andare a Llar per un po’ di tempo. Continua a pregare e a cercare nella sua coscienza la voce di Dio.

Ora decide di partecipare al suo secondo corso di ritiro, con l’intenzione di esaminare a fondo quale sia il piano di Dio per la sua vita. La prima cosa che fanno lei e Ana María arrivando a Castelldaura, la casa di ritiri, è controllare quale letto sia il più morbido e comodo. Una volta scelto il migliore, Montse ci si lancia sopra con un salto… e lo rompe. Non è il modo migliore di iniziare un corso di ritiro…
Ma il fatto è che saranno giorni decisivi per Montse, che torna con il desiderio di essere più generosa e di rispondere sì a ciò che Dio le chiede. Si rivolge di più alla Madonna, la sera fa un breve esame di coscienza e pensa a quali potrebbero essere i punti di miglioramento. Passano le settimane finché, in un momento preciso, capisce che se Dio chiede una donazione totale, dà anche la forza per corrispondervi. Montse condivide le sue inquietudini con i genitori, che le consigliano di pensarci con calma e di agire con libertà e, se lo desidera, di parlare con un sacerdote che conoscono, diverso da quello di Llar. Infine, dopo averci meditato a lungo nella sua preghiera personale, Montse chiede l’ammissione nell’Opera. È la vigilia di Natale del 1957.

Si apre un nuovo orizzonte per lei. Il suo rapporto con Dio e l’entusiasmo per rendere felici gli altri diventano il centro della sua vita. Da allora cura con più delicatezza la messa quotidiana, i momenti di preghiera, la lettura del Vangelo, la recita del rosario, le ore di lezione offerte a Dio. Si nota anche nella sua crescente sensibilità verso gli altri: cerca di aiutare i suoi genitori in tutto ciò che può, è particolarmente paziente con i suoi fratelli e dedica molto tempo alle sue amiche, alle quali parla di Gesù Cristo. Tutti notano la sua gioia.

"Non può immaginare, Padre, quanto sono contenta e felice".
Montse
Così Enrique descrive il rapporto di sua sorella Montse con la malattia: “Il dolore la sfidò: ma lei vinse la partita. A lei appassionava il tennis e quella fu… come una partita di tennis contro il dolore. Questa partita è sempre difficile, perché non ci sono vie di mezzo: o il dolore ti vince o tu lo vinci. Montse ebbe il coraggio di guardare il dolore in faccia, negli occhi: tu sei il dolore –pensò– ma io… Mi servirò di te per vincere! E trasformò la sua malattia in uno strumento per collaborare con Dio e aiutare molte anime“.
Una partita contro il dolore
Pochi giorni prima di chiedere l’ammissione nell’Opus Dei, Montse comincia ad avere disturbi alla gamba sinistra. In casa lo attribuiscono a una caduta sugli sci e non gli danno troppa importanza. Ma col passare delle settimane il dolore aumenta e i suoi genitori decidono di portarla dal medico.
Le vitamine che le prescrivono non hanno nessun effetto, così i medici le ingessano la gamba per immobilizzarla. Questo non fa che aumentarle il dolore e nel giro di poche settimane devono toglierle il gesso. Montse continua così un lungo peregrinare da uno specialista all’altro, nel quale nessuno riesce a trovare l’origine di un dolore che si acutizza e le rende difficile camminare. Fino a quando, nel giugno del 1958, il padre di Montse riceve la diagnosi definitiva: si tratta di un Sarcoma di Ewing, un cancro alle ossa tipico dei giovani, molto maligno. A Montse probabilmente restano pochi mesi di vita.
Manuel e Manolita decidono di spiegare alla figlia soltanto che ha un tumore e che deve iniziare a fare radioterapia, e cercano di far sì che la famiglia continui una vita normale. Andranno a Seva, anche se Montse tornerà a Barcellona nei giorni del trattamento. Lei non si allarma: è giovane (il 10 luglio compie 17 anni), è piena di entusiasmo per la sua vocazione appena iniziata e confida che Dio le darà la salute per viverla.
"QUELLO CHE VUOI TU"
Con il passare dei giorni, Montse percepisce la preoccupazione dei suoi genitori e intuisce che c’è qualcosa di più. Lo commenta alla direttrice di Llar: Tu sai quello che mi succede? Al ritorno da Seva un fine settimana, di notte, quando i piccoli sono già a letto, Montse esige che i suoi genitori le spieghino esattamente cosa ha. Venuta a conoscenza della gravità della sua situazione, chiede se non le possono amputare la gamba. Ma i suoi genitori ne hanno già parlato con il medico: non servirebbe a nulla. Montse si limita a rispondere: Che peccato! Poi si congeda da loro e va in camera sua.
Sua madre la vede inginocchiarsi davanti alla Madonna di Montserrat, pregare e andare a letto, e va a coricarsi con lei. Che fortuna, commenta Montse, e si addormenta. In seguito, Manolita verrà a sapere che in quei momenti, ai piedi della Madonna, le aveva detto: Quello che vuoi tu.

Cari giovani, non perdete mai la speranza. Abbiate coraggio, anche nelle difficoltà, rimanendo saldi nella fede. Siate certi che, in qualsiasi circostanza, siete amati e custoditi dall’amore di Dio, che è la nostra forza.
Benedetto XVI
Da ora in poi, Montse vive come aveva deciso di vivere prima di essere malata: con una donazione piena a Dio e agli altri. Aveva previsto un’avventura di molti anni. Perfino di andare a Parigi ad aiutare nell’avvio della prima residenza per universitarie. Ma Dio la sorprende con altri piani, e lei si fida che con la sua grazia potrà vivere la stessa avventura divina in ogni momento del tempo che le resta.
Montse sopporta le sedute di radioterapia con umorismo. La sua gamba va assumendo un colore sempre più scuro, e lei commenta: La mia gamba si sta abbronzando di più… Non ne fa un dramma nemmeno quando, salendo su qualche taxi per andare in ospedale, constata che la gamba distesa non ci sta sul sedile posteriore. Scherzando, dice: È che io ho bisogno di taxi su misura.
Alla fine del trattamento torna a Seva. I vicini non finiscono di stupirsi vedendo la sua allegria. Poiché la radioterapia le ha restituito un po’ di mobilità, si azzarda a salire in bicicletta pedalando con una gamba sola per andare a messa con le amiche. Cerca di non abbandonare i passatempi di ogni anno: lo sport, le pozze del fiume, le sardane e il teatro. Quello che le sarà impossibile è salire al Matagalls.
ALLEGRIA A TUTTA PROVA
Alla fine di settembre, al ritorno a Barcellona, si acutizzano i dolori che si erano in parte calmati con la radioterapia. Ma si impegna a non fare eccezione in nulla. Si è iscritta alla Scuola della Donna e cerca di condurre una vita normale, anche se dopo qualche mese è costretta a smettere di andare a lezione. Nonostante le difficoltà fisiche e i momenti di scoraggiamento, si sforza di vivere le pratiche di vita cristiana che ha intensificato dopo aver chiesto l’ammissione nell’Opus Dei. Ogni sera annota su un quaderno come va il suo rapporto con Dio, il suo sforzo per migliorare il carattere, un proposito per il giorno dopo. Non smette di parlare di Dio a tutte le sue amiche e di interessarsi profondamente a persone che conosce appena. La sua famiglia e le sue amiche percepiscono in lei una notevole crescita in temperanza, fortezza e pazienza, frutto della sua fede e della docilità alla grazia.
Ha momenti di incertezza. A Llar commenta con la direttrice che a volte non sa se chiedere o no a Dio la guarigione.
E quando mi metto in questo pasticcio del sì o del no, dico alla Madonna di sistemarlo Lei come vuole.
Ma non perde il buon umore. Una delle sue amiche, che guida una moto con sidecar, la incontra a una fermata dell’autobus e le chiede se vuole salire. Montse risponde sorridendo: Io sì che voglio, quella che non so se vorrà è la gamba.
Alla fine di novembre la sua salute inizia a deteriorarsi rapidamente, la gamba si gonfia in modo allarmante e uscire di casa le richiede uno sforzo sempre maggiore. In quei momenti Montse lotta per essere allegra e rallegrare la vita degli altri. E allo stesso tempo si impegna per essere ogni giorno più vicina a Dio nella sua preghiera e in mille piccoli dettagli quotidiani.
UN VIAGGIO A ROMA
Vedendo la rapidità con cui si aggrava la salute della figlia, i suoi genitori decidono di farle un regalo che le darà un’enorme gioia, anche se comporta uno sforzo economico: un viaggio lampo a Roma. In novembre Montse trascorre quattro giorni nella città santa. Recita l’Angelus con il Papa e visita la basilica di San Pietro. Conosce il fondatore dell’Opus Dei, san Josemaría Escrivá de Balaguer, e vive in una residenza con altre giovani dell’Opus Dei. Nonostante lo sfinimento, durante i mesi successivi ricorderà spesso: Che fortuna, quei giorni!
A LETTO
Il Natale lo trascorre già a letto, nella stanza della Madonna, la più luminosa, accompagnata dalla sua famiglia. Da allora uscirà a malapena di casa. Nonostante il dolore che sopporta –è come se un cane mi mordesse continuamente la gamba, dirà qualche volta–, Montse continua a trasmettere la stessa gioia e lo stesso buon umore di sempre. Si sforza affinché tutti siano felici intorno a lei e per questo impara a suonare la chitarra a letto. A volte canticchia una canzone e chiede a tutti di cantare. E quando suo padre, incapace di cantare per l’emozione, si nasconde dietro il giornale, Montse se ne accorge e gli dice: Papà, non ti sento… Voglio che siate allegri.
Vedendola così, a molte delle sue amiche riesce difficile credere che sia davvero così malata. Dietro questo atteggiamento ci sono dettagli che implicano un grande sacrificio: non dice mai di no alle visite, cura il suo aspetto quando vengono a trovarla, si scusa per il lavoro che dà, e non parla del dolore se non con i suoi genitori e pochissime persone dell’Opus Dei. Sua madre a volte esita a far entrare alcune amiche, temendo che la stanchino. Ma Montse insiste: Mamma, non siamo qui per fare quello che ci va; falle entrare.
Se esce una nuova medicina, la prenderò; se mi devono tagliare la gamba, me la taglieranno. E se il Signore vuole che muoia… morirò. Io lotto perché voglio vivere, perché sono dell’Opus Dei, perché voglio servire il Signore, perché voglio evitare questa sofferenza ai miei genitori. Voglio e amo la vita. Ma se Dio vuole che muoia, morirò… perché posso anche aiutare dal Cielo.
In mezzo a grandi dolori, Montse desidera unirsi ogni giorno di più a Gesù in croce. Riempie la sua inattività forzata di un intenso dialogo con Dio. Alcuni giorni non riesce a leggere né a scrivere. A volte invita chi la accompagna a pregare con lei: Preghiamo un po’ insieme, oppure Puoi leggermi il Vangelo? Chi la circonda rimane commosso nel vedere come ha assunto la sua vita come offerta a Dio e come Dio si fa presente nella sua anima, in modo sorprendente nella sua serenità allegra.
Ho fatto vari sospiri dicendo: “Signore…” Ma subito ho corretto: “Ma Tu mi aiuterai”.
La vita di Montse si va spegnendo a poco a poco. La sua famiglia e quelle di Llar non la lasciano mai sola. Curano con la stessa attenzione le necessità del suo corpo e quelle della sua anima. Le sue amiche vanno a salutarla. Fino a quando, il 26 marzo, Giovedì Santo, si spegne del tutto, con la piccola croce che ha tanto baciato tra le mani.
Aveva quello spirito di vittoria perché sapeva che Dio non perde battaglie... Perché sapeva che l’amore di Dio è sempre più forte della morte. Seppe dare tutto l’amore che portava dentro, giocando sempre in coppia con il dolore di Gesù in croce, assecondando tutte le giocate del Signore. E Dio, come sempre, vinse la partita. Penso che questo costituisca parte del messaggio di mia sorella Montse. Ribaltò il dolore. Lo trasformò in Amore.
Enrique
La vita e la morte di Montse non lasciano indifferente nessuno di coloro che l’hanno conosciuta e frequentata. In tutti loro risuonano le parole di Montse: Vi assicuro che dal cielo vi aiuterò molto, non vi lascerò mai.
La medaglia d’oro della santità
Il Sabato Santo viene sepolta nel cimitero di Montjuïc, a Barcellona. Una settimana dopo si celebra il suo funerale nella parrocchia del Pilar. Ci sono i suoi genitori, i suoi fratelli e le sue amiche, a cui si è donata in vita, dando tutto per renderli felici. C’è Enrique, che continua a prepararsi per il sacerdozio. C’è il piccolo Nacho, per cui Montse raccoglieva sempre da terra i tappi delle bibite per la sua collezione, nonostante gli sforzi che le costava doversi chinare con la gamba così gonfia. C’è Mari Carmen, che ricorda come Montse l’abbia convinta tre mesi prima a fare insieme un maglione a maglia da regalare per l’Epifania alla direttrice di Llar. C’è il sacerdote che le ha portato la comunione ogni giorno durante gli ultimi mesi.
Sono molti coloro che hanno la certezza di aver conosciuto una ragazza particolarmente unita a Dio. Molto presto e in modo spontaneo, tutti loro iniziano a chiedere favori a Dio attraverso la sua intercessione. Presto si diffonde una breve preghiera per la devozione privata a Montse Grases. E il 19 dicembre 1962 si apre il processo informativo della sua causa di canonizzazione.
Nel maggio del 1992, la Congregazione per le Cause dei Santi decreta la validità del processo e, nell’aprile del 2016, Papa Francesco dichiara l’eroicità delle virtù di Montse Grases, proclamandola Venerabile.
Nel dichiararla venerabile, la Chiesa indica che Montse è un esempio che può essere proposto alla devozione e all’imitazione dei fedeli cattolici; e ci incoraggia anche a ricorrere alla sua intercessione per ottenere favori dal cielo.
Mons. José Luis Gutiérrez

La pubblicazione di vari notiziari informativi e diversi scritti su Montse ha contribuito a diffondere la sua vita e il suo messaggio nei cinque continenti. La sua fama di santità si è estesa a paesi e persone di tutto il mondo, che scrivono continuamente all’ufficio del postulatore descrivendo favori ricevuti per intercessione di Montse.
Dal 1994, i resti di Montse Grases riposano nella cripta dell’Oratorio di Santa Maria di Bonaigua, a Barcellona, in una cappella presieduta dall’immagine della Madonna di Montserrat che lei ha pregato tante volte. Qui vengono ogni giorno molte persone per chiederle il suo aiuto e la sua intercessione, attratte dalla sincera allegria di una donazione vissuta in pienezza.
Itinerario Montse Grases
Questa mappa raccoglie le coordinate geografiche dei luoghi più rilevanti della vita di Montse: la casa della sua famiglia, i luoghi di villeggiatura, le scuole dove ha studiato e l’antica sede di Llar, tra gli altri.
Vedi la mappa



Ana Maria Suriol
Carmen Salgado
Sylvia Pons



Gracia
Sonia
Rita
Marc
Letícia
Clara
Duni
Mateu y Judit
Andrés
Cynthia
Maria Cecília
Sam
Pili
Isabel
Haruka
Laia
Jaime